Buongiorno! Per noi non molto, dato che ci siamo svegliati prima del gallo (ovvero all’insensato e crudele orario delle 7) per poter lanciarci nella nostra gita odierna alle isole Elafiti.
Alle otto ci aspettava all’uscita del campeggio un pullman, su cui ci siamo divertiti a traumatizzare i nostri poveri e involontari compagni di viaggio con cori, di nostra creazione proprio per questo turno, che ci ha portati al molo. Qui, con nostra grande delusione, non ci attendeva il magnifico galeone che ci era apparso, ma una piccola barchina rosa alla sua destra, su cui siamo amaramente saliti tutti, lanciando sguardi languidi e bramosi al galeone. La nostra fedele destriera ci ha però abbandonato quasi subito, e abbiamo atteso un’ora al porto di un’isoletta prima che arrivasse la nostra nuova nave, sempre magnificamente rosa. Qui, purtroppo, non eravamo soli, ma il capitano, un certo Giuseppe, ci ha consolati con la magnifica compilation di tormentoni estivi dal mesozoico ai giorni nostri sparata a palla: noi, per non essere da meno, ci siamo scatenati.
La prima tappa, che sarebbe dovuta durare 3 ore, causa ritardo di un’ora e mezzo della nave, e forse anche per la nostra patologica lentezza nel mangiare, si è ridotta a un mordi e fuggi nella spiaggia più bella che abbiamo visto finora, anche perché è l’unica senza sassi.
Tornati a bordo del nostro roseggiante destriero, dopo una mezz’oretta di bagno, ci appropinquiamo alla seconda tappa, sempre a ritmo di musica degna dei peggio tamarri anni ’90 di Rimini e Riccioni.

Qui, troviamo un magnifico castello (chiuso) con annesso bar (aperto); un caffè e si torna a bordo, sempre più in ritardo. Capitan Giuseppe, evidentemente stufo di noi, prova ad abbandonarci sull’isola, ma non ci riesce.

Altro giro, ovviamente con colonna sonora degna di “febbre del sabato sera”, e Giuseppino (il secondo in comando) ci porta del pesce per cibare i gabbiani in volo sulle nostre teste come i migliori avvoltoi. Arriviamo all’ultima tappa e Giuseppe tenta il tutto per tutto: con l’allettante offerta di farci tuffare dalla barca, ci frega tutti e ci blocca l’entrata della nave. Ci stabiliamo quindi al bar per un po’, e alla fine riusciamo a salire a bordo, e torniamo al porto.

Il galeone, nostro antico amore, ci è ora completamente estraneo, tanto che gli lanciamo alcuni dei nostri caratteristici cori, ormai persi nel rosa della nostra barca.

Tornati in campo con un ritardo mostruoso, smontiamo le tende per cenare in un gran bel pub, per poi svegliarci alle 5 del mattino e spostarci alla prossima tappa.